Il Cenacolo Letterario e Poetico di San Bonifacio
Anno 2020

Anno 2020

Presentazione del Presidente
Andrea Zanuso

L’idea di promuovere l’iniziativa #iorestoacasaescrivo è nata poco dopo il decreto del Governo del 9 marzo per la pandemia di Coronavirus, che ha obbligato milioni di italiani a restare nelle proprie case, chiuso le scuole e sospeso gran parte delle attività produttive e lavorative.
#iorestoacasaè stata la parola d’ordine che ha ac-compagnato la campagna di informazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per il rispetto del cosiddetto distanziamento sociale, o meglio del distanziamento fisico tra le persone, per ridurre e bloccare la diffusione del contagio.
Essendo un isolamento di massa unico nella nostra storia e per la prima volta nel mondo occidentale, abbiamo considerato che una situazione così eccezionale e imprevedibile non poteva essere ignorata e nemmeno trascurata, quindi si è pensato di dare una opportunità a coloro che dovevano stare rinchiusi in casa per stimolarli a scrivere e dare spazio al pensiero, alla riflessione e alla fantasia, senza filtri, premi in ballo e  classificazioni di merito, ma con il nostro impegno di realizzare un libro dei testi raccolti con la sola gratificazione di poter essere inclusi.
Questa pubblicazione è quindi il risultato della iniziativa promossa dal Cenacolo Letterario e Poetico di San Bonifacio rivolta soprattutto all’area dell’est veronese. Abbiamo ricevuto numerose poesie e racconti e un testo teatrale. Le adesioni sono state soprattutto femminili, l’età dei partecipanti è la più diversa e fotografa un’interessante realtà inter-generazionale. Hanno aderito scrittori e poeti riconosciuti e soci del Cenacolo, assieme ad altri che, magari per la prima volta o dopo tanti anni, hanno preso carta penna e calamaio e si sono messi alla prova scrivendo poesie e racconti.
Questa raccolta non è quindi la selezione di un concorso letterario e nemmeno intende dare patenti o segnalazioni di merito, ma è un florilegio di sentimenti, paure, speranze e preghiere di tante persone che, a loro modo e con la propria sensibilità e capacità, hanno vissuto, interpretato, raccontato e anche inventato e fantasticato, in questo periodo di blocco e di chiusura dei contatti umani e sociali.
Ringrazio coloro che ci hanno inviato le poesie e i racconti, e il nostro gruppo redazionale per la realizzazione di questo libro che raffigura e delinea una testimonianza poetica della sventurata primavera dell’anno duemilaventi.

Le Poesie

Prefazione di Lino Bertolas   

I versi dell’isolamento che volano sulle ali del pensiero

Quando la pandemia ci ha costretti a rimanere chiusi nelle nostre case, abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, ve-dere il mondo da una prospettiva diversa, ripensare a quella che era stata la nostra vita e a quella che avrebbe potuto essere. Diverse persone hanno colto l’occasione dell’iniziativa del Cenacolo #iorestoacasaescrivo per esprimere questo nuovo vissuto attraverso la poesia, e trasformato le parole in ali per andare oltre i propri poggioli, oltre i propri balconi, oltre le proprie finestre. Parole e versi si sono intrecciati in un filo che, come quello di Arianna, ha permesso di uscire dai nostri labirinti costrittivi e di spiccare un volo libero. Ognuno ha volato secondo le proprie ali e in modo diverso perché diverse sono le persone che si sono cimentate nello scrivere, ognuna con il proprio bagaglio personale di esperienze, di ricordi, di aspettative. Infatti se diamo uno sguardo alle molte poesie per-venute possiamo già riconoscere come ci siano componimenti lunghi e discorsivi, pieni di riflessioni e di speranze e altri che sono dei veri e propri flash, immagini brevi che si accendono e brillano nell’arco di poche parole: “Ci sono silenzi / che sono / lembi di cielo / nei quali entrare”. A livello formale prevalgono i componimenti a verso libero, eredità ormai compita della poesia del Novecento. Ci sono anche strofe espresse in quar-tine e terzine, poche però le poesie che usano le rime (in questo caso rime baciate). I più si affidano a una scrittura che detta le pause non solo attraverso la punteggiatura, ma anche attraverso gli spazi tra le strofe e soprattutto alla divisione tra i versi per trovare un proprio respiro interiore. Le tematiche trattate?  Bè, ci sono tutte o quasi. Il senso di smarrimento e di solitudine, la nostra fragilità, il silenzio innaturale in strade deserte: “Questo silenzio non è pace. È guerra” a cui si contrappone la speranza di potercela fare tutti insieme: “Ce la faremo perché / siamo tutti sullo stesso / gommone di mondo /che naviga in un mare di stelle”. Così la distanza che tiene separate persone care e non permette di abbracciarle: “Non riesco a immaginarti / a un metro dal mio cuore” e allo stesso tempo i nuovi comportamenti sociali e la volontà di resistere: “la forza gioiosa di gente / che a sera da porte e balconi / si affaccia a cantare festante…”, anche rivolgendosi ai bambini: “e di vecchie lenzuola / farne striscioni / da stendere poi / su finestre e balconi”. E appare forte il confidare nella solidarietà, nell’amore anche di un Dio che sta sopra di noi. Significativa in alcune poesie la figura del Papa che porta il peso di questa tragedia umana sulle proprie spalle: “un uomo solo / la scalinata sale”. E più voci si levano a cantare la riconoscenza verso i piccoli grandi eroi di questo periodo, gli operatori sanitari, così affaticati ma indomiti nei loro sforzi quotidiani: Ma gli occhi disobbedienti si chiudono, / il corpo pesa, si piega, / non voglio addormentarmi”. C’è spazio anche per la riscoperta delle piccole cose come il pane cotto nel forno: “mangiando / tutti insieme / il pane / fatto in casa”, la nostalgia dell’essere a scuola: “Mi manca la ricerca della penna durante la verifica” come pure il ricordo di vacanze al mare ora lontane o di un tour in Tunisia. Molte sono anche le riflessioni che accompagnano la rivincita della Natura durante la quarantena: “Fummo chiusi in gabbia./ Mentre anatre in fila indiana / attraversavano la strada” e ancora “Poi nell’ora che l’alba / si dispiega all’aurora / il capriolo m’appare / come sogno di fiaba”. Si riscopre anche la coscienza di una umanità che ha sbagliato strada: “perché abbiamo aperto gli occhi / e il mondo non era come volevamo” e la necessità infine di guardarci negli occhi con sincerità e coraggio: “Ci misuriamo / con la Vita come / in punto di Morte”. Invitiamo chi leggerà le poesie che abbiamo pubblicato a mettersi in sintonia con le loro parole e i loro versi, per dare uno sguardo dentro il viaggio della vita e verso una auspicata nuova libertà.  Questo è il reale potere e l’incanto della poesia.


Le Poesie in Vernacolo

Prefazione di Elisa Zoppei

Nel dialetto nostrano la pestilenza virale del Coronavirus viene metaforicamente personificata in “on bao che roba el fià, on vermo che sgola, on piocio che invelena el sangue”, espressioni tipiche di una sana parlata popolare, capace di tradurre in immagini usualmente concrete questo evento drammatico scagliato sulla nostra povera umanità senza difese. Colpisce la scabra veridicità, priva di orpelli stilistici, dei componimenti poetici vernacoli, che toccano sul vivo il senso del tempo maledeto de sto Coronavirus, che n’à robà la storia e mettono il sale sulle ferite sanguinanti per la perdita dei tanti nostri veci (massa tanti!). Ed è solo catando un supioto/nel gnente che resta, che si tira ilfiatoesi accende un pensiero di speranza, e il coraggio di affrontare il domani. Guardando ai bambini, si chiede un poeta: Cossa dirài i toseti assordati dal rumore del silenzio? Che cosa passerà nel cuore dei bambini che non possono andare a scuola, né uscire a giocare coi compagni? Come ricorderanno questa loro infanzia così ingiusta e maltrattata? Non ci sono risposte, ma ecco venirci incontro la preghiera di un Papa, che arranca, solo, sotto la pioggia di san Pietro, accompagnato dal suono delle campane. C’è pure la fila per far la spesa con maschere e guanti e un peso nel cuore e qualcuno si augura a mo’ di consolazioneche sta bruta situassion/la ne serva da lession. È sicuro però che questo Marso Domila-venti , resterà nella memoria dei tempi, come un incubo notturno portando la paura del loo de le fole, ch’el picia su l’usso, dove lo aspetta la spassaora della poesia, pronta a pararlo ia. E aprendo le bracciaalla vita, salutiamona primavera difizile, che non possiamo godere, ma a causa del virus corona, solo guardare, stando sentà in poltrona!C’è anche chi, e col dialetto in bocca se lo può permettere, strappa un sorriso sulfattoche ghè sarà parfin el cimitero esta andando in mona  el mondo intiero. Però con un altrettanto accattivante tono moralistico nella poesia “Me piasarìa” si tirano i fili di un discorso convincente che rasserena i cuori e apre le porte alla speranza di un futuro migliore in cui:
……..
se nessun l’è paròn de sto mondo ingarbuià,
con l’aiuto de tuti podemo ritrovar gioia nela solidarietà

Racconti

Prefazione di Edoardo Casotto

Una sinfonia di colori

Costretti in questo deserto di gelo da una pandemia senza confini, i nostri cuori, nonostante le forti apprensioni, continuano a pulsare indomiti con battiti che generano ancora graziosi bucaneve. Nell’infinita coltre di desolazione e sconforto che ci sta soffocando da alcuni mesi, le Stelle del Mattino (bucaneve) infondono coraggio e speranza di una nuova primavera ancora fedele alle sue promesse, ma determinata a farci riflettere. Nei racconti e nel testo teatrale che seguono, toccando le corde dei nostri cuori i diversi autori compongono una sinfonia di sfumature che includono silenzio: “Sono sola con questo silenzio che invita i ricordi a rincorrersi nella mente. Sono sola con le parole che cerco per inventare un silenzio di pace”,
smarrimento, fragilità umana e riflessione: “Mi sento come una canna al vento che segue il flusso dei pensieri …”, “Mi fa paura questa reclusione obbligatoria, tanto più che non possiamo prevedere quello che potrà succedere”, “Pensavamo di essere intoccabili dopo la Spagnola e l’Asiatica …”  , riscoperta del passato: “il pane fatto in casa come una volta …”, “ogni cosa era utilizzata al massimo, non si sprecava nulla. Il granoturco era un dono di Dio per sfamare le nostre famiglie contadine”, ascolto del corso della natura : “Dal poggiolo di casa ammiravo la natura che fioriva di peschi, mandorli e ciliegi. Pensavo alla nostra nipotina, ancora chiusa nel grembo materno … volevo farle ascoltare il canto di due graziosi cardellini posati sul pino davanti casa …” , oppure“Che meraviglia! La natura rinasce splendida e maestosa e gli uomini muoiono: un paradosso, penso, difficile da accettare”, promesse di solidarietà, atti di altruismo: “Dai il tuo senso a questo tempo per ascoltarti  e lentamente sentirai emergere la risposta che ora può essere anche il solo provare compassione verso le persone che stanno male o che se ne sono andate” , coscienza di errore: “Il nostro sviluppo non è stato accompagnato da un progresso vero” e “la Terra ci fa pagare il conto e non dobbiamo incolpare nessuno, ma tutti noi”, aneliti di Fede e di Preghiera: “Non so resistere ad una preghiera. Vado in giardino a toccare la mano della Madonnina …”, “… in silenzio inizio a pregare affidando la mia esistenza e quella del mondo a Dio …”, voglia di sincerità anche dopo le mascherine antivirus: “Le mascherine mascheravano sia la vera che la falsa faccia dei mascherati”.
A questo punto emergono“dubbi fosforescenti” che ci attanagliano: “Vivo per lavorare, lavoro per consumare, esisto senza essere?”. Le risposte sono dentro di noi, ma ci portano nell’unica direzione che ci indica di smettere gli atteggiamenti di presunzione e di egoismo: “Ognuno misura, pesa e sente il suo dolore ma cosa ne sa di quello degli altri?” e renderci conto che siamo sempre più fragili nei rapporti interpersonali, culturali, sociali ed economici, sovrastati da imponenti corone di smisurata geopolitica.
Le esperienze raccontate parlano il linguaggio degli adulti: “penso ai figli e ai nipoti impegnati nel lavoro in mezzo al virus”, degli anziani: “abbiamo sofferto la guerra e la fame, abbiamo faticato per la famiglia”, dei bambini: “I sette fratelli dell’Arcobaleno cominciarono a disegnare con i loro vivaci colori frasi che spiegavano come utilizzare i doni”.
Leggiamo volentieri e con passione questi messaggi che sfilano in arcobaleni di luce e abbracciano anche la solitudine.